Come faccio a capire se ho un disagio psicologico?

Alcuni pazienti al primo colloquio, affermano che la volontà di intraprendere un percorso psicologico  era iniziata già da tempo ma che hanno sempre  rimandato per diversi motivi come ad esempio perché non pronti,  per alcuni stereotipi sociali come “andare dallo psicologo significa essere matti”… (argomento che credo sia importante e di cui ne parlerò in maniera approfondita in un articolo a parte) o perché pensavano che  fosse solamente un momento critico della vita…. stress…routine quotidiane….

Tale articolo potrebbe aiutare a comprendere se è presente un disagio psicologico.

Infatti, quando ci si trova immersi o sommersi in periodi/ fasi della  vita in cui le strategie messe in atto in passato non funzionano più, quando si prova un disagio o frustrazione  e non riusciamo  a ritrovare la serenità,

quando ci sentiamo privi di qualunque interesse, o avvertiamo un blocco in alcune situazioni di stallo, oppure quando non ci riconosciamo più, o notiamo alterazioni o sbalzi dell’umore difficilmente gestibili.

Questi sono alcuni dei motivi che spingono le persone a richiedere aiuto ad uno specialista, altresì problemi più specifici come un trauma non elaborato, un lutto significativo, difficoltà ad affrontare relazioni affettive, sociali, familiari, amicali, lavorative o scolastiche, una fobia o una paura specifica, un dubbio irrisolto.

Lo psicologo-psicoterapeuta aiuta la persona a sostenere tali situazioni  indipendentemente dall’orientamento, aiutandolo a comprendere il problema, a riattivare le proprie motivazioni, strategie, emozioni, pensieri funzionali al fine di superare tali ostacoli.

Diversi sono i test, le scale di valutazione  utilizzate dagli esperti che permettono una valutazione del problema ai fini terapeutici.

Inoltre vi sono scale di autovalutazione che consentono di comprendere se è presente un disagio psicologico,   ma il risultato è puramente indicativo e non significativo.

Non intendono essere usate al posto di un consulto specialistico, ma potrebbero aiutare a fornire una maggior chiarezza riguardo gli stati sintomatologici del problema.

Tali questionari o scale dovrebbero essere compilati senza riflettere o soffermarsi troppo sulla domanda, ma neppure saltandone alcuna, altrimenti il risultato non rifletterebbe in maniera adeguata lo stato di indagine.

qui di seguito ne trovate alcune accessibili in internet come ad esempio:

Scala di autovalutazione dell’ansia (Zung, 1971)

Si riferisce al Disturbo di Ansia Generalizzato, è costituita da 20 domande ed ha lo scopo di individuare l’intensità dell’ansia in soggetti adulti che non sono già in trattamento.

Scala di autovalutazione della depressione (Zung, 1974)

È finalizzata alla valutazione degli aspetti quantitativi della depressione ed è composta da 20 domande che indagano sintomi fisiologici e concomitanti psicologiche della sindrome depressiva.

Tali scale hanno la funzione di aiutare a capire se è presente una forma eventuale di depressione o ansia e se sia il caso di consultare uno psicologo per richiederne un parere professionale. NON HANNO VALENZA DIAGNOSTICA e non devono essere utilizzati come sostituti di un consulto specialistico. altrimenti si incorre nei rischi del “fai da te”.